Tutto è ciclico, molto si ripete e succede che non solo nella natura ma anche nell’evoluzione dell’essere umano si senta il bisogno di volgere lo sguardo al passato per ritrovare le radici, rimettere a fuoco, aggrapparsi ad una certezza di qualcosa che è già esistito e ha funzionato.
Questa tendenza sta tornando a singhiozzo, un pò camuffata e spesso estremizzata anche nella maternità e in quello che è l’accudimento del neonato; purtroppo a singhiozzo e non sempre nella semplicità ed essenza di ciò che è buono. Ed è un peccato!
La pratica del bonding: è diventata pratica quello che sempre è stato un istinto primordiale del mammifero, stringere a sé, proteggere e scaldare la vita che ha preso forma dal nostro corpo, senza che nessuno ce lo dicesse, perchè era normale farlo.
Oggi se ne parla prima, ci si prepara, lo si chiede anche in ospedale affinché venga rispettata la nostra volontà, ci si costruisce sopra un’intenzione quasi non fossimo capaci di sentirla dalla pancia, col cuore.
Ci viene insegnato come farlo, per quanto tempo e .. se si perde l’occasione immediata non vale più o comunque non ha lo stesso valore. Falso! Quel contatto che a me piace chiamare di cuore può succedere in ogni momento, con la fantasia che un genitore mette in campo e nell’intimità di un tempo speciale, senza un orologio a scandirlo.
È bene ricordare che in molti paesi dove le strutture ospedaliere sono scarse e poco attrezzate e la mortalità neo-natale ancora alta, si adotta la canguro-terapia come metodo di cura con i bambini nati prematuri e sottopeso; il contatto pelle a pelle aiuta a ristabilire i parametri vitali, a stabilizzare la termoregolazione e facilita l’allattamento al seno.
Altra pratica in auge negli ultimi anni è la fasciatura del neonato, anche questa ripescata da un passato che affonda le radici nel Medioevo quando si fasciava il piccolo perchè la convinzione era che le sue ossa, troppo tenere e incapaci a sostenere il corpo, si sarebbero piegate e deformate. E ancora la fasciatura era prevista nei paesi molto freddi dove la necessità era di poter tenere al caldo il piccolo senza dispersione di calore.
La letteratura in proposito è controversa ma porta a galla quesiti importanti solo perchè ancora una volta viene estremizzato un gesto che potrebbe essere gestito con buon senso e osservando il proprio cucciolo mentre gli si propone lo swaddling – senza mai rinunciare ai termini inglesi mi raccomando :-)-.
Possiamo partire da una buona considerazione: il neonato ha vissuto 9 mesi in un ambiente protetto e caldo, dove ogni movimento aveva una risposta immediata di contenimento, la placenta, la pancia della mamma. Ogni piccolo che viene al mondo può raccontare fatiche diverse di adattamento alla vita e questa può essere una di quelle: proteggimi, fammi sentire che quando mi muovo tu ci sei: li chiamano neonati “ad alto contatto”. Fasciarlo può essere una soluzione e non la regola e a prescindere. Imparare ad osservare il proprio bambino richiede intenzione, tempo, curiosità e pazienza e solo noi, alla fine possiamo sapere cosa è meglio per lui.
L’allattamento è un altro tema spinoso: nella storia antica si ricorreva all’artificiale – e il più idoneo era quello di capra – solo se la madre era morta e non era possibile affidarsi ad una balia. Non c’era scelta, era fisiologico, non ci si preparava, si affrontava e gestiva e la donna non era sola, non combatteva contro la solitudine e il tempo.
Negli anni abbiamo perso un sacco di pezzi rispetto a questa disponibilità: qui la necessità di guardarci indietro ha lasciato il posto ad un’effimera convinzione di evoluzione femminile; la donna sceglie l’artificiale per comodità, praticità, possibilità di delegare, autonomia e per tanti altri motivi che la vedono costretta inconsapevolmente il più delle volte, ad una corsa contro il tempo, ad un’immagine femminile vincente e impeccabile, sviluppando quasi una gelosia di quelli che sono e devono restare i suoi spazi … nel frattempo subdoli i sensi colpa spolpano le poche certezze acquisite.
Torneremo ad allattare al seno come fosse naturale, così come accadeva nel passato? Che donne saremo? Avremo fatto pace con quell’immagine patinata e irreale che ci ostiniamo di raggiungere? Ci servirebbe ripescare dal passato una ricetta della nonna e una truppa di donne da avere al nostro fianco, per sentirci sorelle e capaci di stare nel tempo, senza fretta e meravigliosamente imperfette.