Lorem ipsum gravida nibh vel velit auctor aliquet. Aenean sollicitudin, lorem quis bibendum. Sofisticur ali quenean.

INSTAGRAM

Blog

Nascere fa paura!

Se proviamo ad immaginare cosa significa venire al mondo non possiamo escludere un’emozione forte di paura: quella provata dalla donna rispetto al dolore del parto e alle tante incognite che un’esperienza così grande comporta. E quella raccontata dal neonato.

Il suo linguaggio è un polipo dai mille tentacoli e ognuno rappresenta un allarme: il corpo piccolo che fa i conti con la gravità, il freddo, lo spazio apparentemente infinito, le mani di chi lo accoglie, l’improvvisa assenza di liquidi che non assicurano più calore e contenimento; i suoi occhi accecati da un bagliore e da movimenti di ombre giganti intorno a sé, le sue orecchie per la prima volta inondate da suoni forti ed estranei; la perdita! Venire al mondo vuol dire anche perdere quella casa che per così tanto tempo è stata nutrimento e amore incondizionato.

La paura si imprime nel corpo e crea memoria, trovando anfratti in cui risiedere, aspettando nuovo nutrimento che immancabilmente arriverà!

La prima forma di paura che sviluppiamo è quando infanti non riconosciamo le persone intorno a noi, per questo considerate estranee. È una forma di paura istintiva, primordiale che esprime un’emozione nuova per il piccolo, quella di non sentirsi al sicuro e per questo la prima reazione espressa è il pianto, anche disperato.

Successivamente, nel tempo il bambino scoprirà altre forme di paura che avranno a che fare con il bisogno di essere riconosciuto, sentirsi parte di qualcosa e accettato, percepirsi all’altezza delle aspettative altrui e proprie. E il bambino crescerà, alimentando alcune di queste paure forse, anche in funzione dell’ambiente intorno e delle persone di riferimento che avranno un’importanza fondamentale nella sua crescita.

Sarà il corpo a raccontare visivamente le paure, saranno gli atteggiamenti, il tono della voce, la scelta delle parole, lo sguardo. E piano piano, pezzo dopo pezzo, queste contribuiranno a costruire le nostre caratteristiche, quelle per cui le persone ci ricordano, ci immaginano, ci vedono.

Ogni paura nella vita segnerà il nostro modo di essere e lo accetteremo costruendoci una comfort zone entro la quale ogni passo e pensiero troverà spazio e modo di esistere, comunque e nonostante. Fino a quando un giorno, forse, succederà qualcosa di grande che andrà a sconvolgere tutto e per grande non si intende per forza grandioso, potrà piuttosto essere un trauma, per cui saremo chiamati a guardarci e a scegliere cosa voler essere.

Sarà la nostra grande occasione e coglierla potrà voler dire lasciar andare ogni paura …

La paura di cadere, di farsi male, di soffrire, di perdere qualcuno che si ama, di perdersi … la paura di non essere ricordato, di non essere accettato e visto da chi per noi conta, la paura di morire, di non riuscire, di non eccellere, la paura della paura …

La curiosità e la fiducia saranno i nostri primi maestri, coloro che ci permetteranno di disegnare il nuovo: esplorare ciò che non conosciamo per arricchirci, credendo in noi e nell’altro per le potenzialità infinite che insieme possiamo far emergere.

Saranno anche visione e amore ad indicarci la strada, nella capacità di costruire nel presente il futuro, qualunque esso sia: un racconto in cui essere protagonisti recitando la parte migliore di noi. Se avremo un distacco sufficiente potremo amare ed amarci finalmente, con quella intenzione che parte da una spontaneità a cui abbiamo rinunciato da troppo tempo. Potessimo ricordare quei primi anni di vita … come sarebbe illuminante!

La paura continuerà a bussare ma sarà decisamente più piccola, docile, accoglierla sarà una scelta, forse perchè in fondo avere quella vocina ci servirà a riconoscere la strada che abbiamo fatto e a mantenere lucidità rispetto a ogni scelta che faremo, piccola o grande che sarà. Saremo capaci di trasformarla, a volte diventerà la nostra forza, in altre occasioni si trasformerà in preoccupazione, ci scopriremo capaci di guardarla e non spaventarci più.