Lorem ipsum gravida nibh vel velit auctor aliquet. Aenean sollicitudin, lorem quis bibendum. Sofisticur ali quenean.

INSTAGRAM

Blog

È difficile restare insieme quando nasce un figlio se alla base qualcosa non funziona, è difficilissimo anche lasciarsi o scegliere di crederci ancora e continuare. Quando lo si fa, è inutile nasconderlo, il motore trainante è quel piccolo essere che ha già un immenso potere su di noi e che è capace di innescare nella nostra coscienza, il senso di responsabilità enorme ma anche i sensi di colpa! Già … ci sentiamo responsabili e cominciamo a fare i conti con quel dubbio ossessionante che ci pervade e non ci molla più … è meglio stare insieme e fare famiglia intorno al figlio perché questa è la cosa più importante o piuttosto prendiamo strade diverse e da brave persone costruiamo un contesto diverso ma comunque funzionale alla sua crescita .. perché la nostra felicità forse è anche la sua.

Chi abbiamo intorno il più delle volte ci influenza, se siamo fragili ed insicuri o se quei sensi di colpa nel frattempo ci hanno prosciugati, consumati, ridotti all’osso; anche l’aiuto professionale non sempre è il più adatto, capita di mettersi nelle mani di chi non riesce ad aiutarci a scardinare quei costrutti che tengono insieme le nostre convinzioni.

Fare un viaggio verso la sorgente di quell’amore che in un tempo passato è nato, sbocciato e ha dato frutti, uno addirittura con due gambe, due braccia e un cuore che pulsa, andare alla ricerca di un granulo di quel sentimento è la nostra missione, capire se c’è una radice da salvare, da nutrire con intenzione, oppure se non c’è, tutto è rinsecchito e vuole essere solo lasciato in pace.

Chi ha la verità assoluta, chi sa cosa è fondamentalmente giusto? Qual è la scala di priorità? Come si può amare un figlio e allo stesso tempo non risultare egoisti quando si pensa al proprio benessere, alla serenità, trovando il coraggio anche di smontare tutto, mandarlo all’aria e costruirlo differente dalla narrazione comune, quella socialmente giusta?

Conosco donne che lo hanno fatto, si sono concesse un’altra opportunità di vita e ne conosco altre che hanno fatto la scelta diametralmente opposta, hanno mandato giù, continuano a farlo e sono rimaste  … entrambe portano con sé una ferita, sono lacerate dentro comunque, è il prezzo da pagare forse, e da quello non si sfugge.

Quello che può aiutare nel presente è riuscire a creare delle situazioni che diventano riti e tradizioni in cui il piccolo può riconoscersi, sentirsi di appartenere; questo rassicura e contribuisce a costruire delle radici, alimentando un’identità che è necessaria. Per farlo non deve mancare il dialogo generativo tra gli adulti, nonostante tutto! Quello è il grande atto di responsabilità che, come genitori, ci assumiamo affinchè chi dobbiamo proteggere, sia realmente al sicuro, senta intorno a sé quel nido che è casa, calore, amore.

Il contesto può assumere colori e sfaccettature diversi, la complessità è insita a prescindere dalla scelta e l’ideale con cui partiamo a volte scende a compromessi, spezza un sogno ma non limita il progetto, semmai richiede un atto di creatività e apertura. Ci si può reinventare e proporre ai nostri figli delle forme che si discostano da quelle tradizionali, permettiamogli di raccontare e di dar voce al loro sentire, sentirsi parte fa già la differenza. Stare al margine  esclude, paralizza il pensiero e alimenta rabbia, sconforto.

Il percorso in entrambe le scelte ci deve vedere capaci di riconoscere la strada che abbiamo preferito e in cui dobbiamo imparare ad orientarci, con consapevolezza e con un’intenzione tesa al nostro e al benessere altrui; il nostro malessere ce lo siamo scelte in qualche modo e possiamo sentirci capaci di curarlo; l’accudimento di un figlio e la sua serenità dipendono inevitabilmente anche da noi.  

Riscrivere una storia è una nuova opportunità che se vista può far nascere dentro una nuova forza … che chissà non faccia crescerci le ali per poter credere di volare ancora!